In sintesi
Con l'acquisizione di VMware, Broadcom ha introdotto licenze solo in abbonamento, un requisito minimo di 72 core, penali del 20% sui rinnovi tardivi e aumenti di prezzo che in alcune organizzazioni hanno raggiunto l'800-1.500%. I team CloudOps possono oggi contare su alternative solide: Proxmox VE per ambienti on-prem attenti ai costi, Microsoft Hyper-V per le realtà a forte impronta Windows, Nutanix AHV per la semplicità dell'HCI, OpenStack per i team strutturati che vogliono il pieno controllo e DoiT per chi cerca una migrazione guidata da esperti e una gestione cloud continua senza dover costruire queste competenze internamente.
Tutto è cambiato a novembre 2023, quando Broadcom ha completato l'acquisizione di VMware per 61 miliardi di dollari. Nel giro di pochi mesi sono sparite le licenze perpetue, il catalogo è stato consolidato da oltre 160 prodotti a quattro bundle ed è arrivato il modello in abbonamento per core. Ad aprile 2025 il requisito minimo di core per CPU è passato da 16 a 72: un server con 10 core fisici costa quindi in licenze quanto uno con 72. E se si manca la scadenza di rinnovo, scatta una sovrattassa del 20%, applicata retroattivamente.
Per i team CloudOps le conseguenze sono immediate. Preventivi di rinnovo lontanissimi da quanto si pagava prima. Cicli di budget stravolti a metà anno. E un segnale inequivocabile: l'epoca in cui "VMware era la scelta predefinita" è finita. Un sondaggio di fine 2024 ha rilevato che il 98% dei clienti VMware sta valutando o utilizzando piattaforme alternative proprio a causa delle modifiche su prezzi e licenze.
La buona notizia è che il mercato delle alternative a VMware è ormai maturo. Esistono opzioni concrete — open source, commerciali e gestite — che coprono le funzionalità chiave su cui i team CloudOps fanno affidamento: gestione dell'hypervisor, alta disponibilità, integrazione con lo storage e virtualizzazione di rete. La vera domanda è quale di queste sia la più adatta ai propri workloads, al proprio team e alle proprie tempistiche.
Questa guida fa chiarezza tra le opzioni. Racconta cosa offre davvero ciascuna piattaforma, dove mostra i limiti e per quali ambienti è realmente indicata, così da poter prendere una decisione che regga anche nel pieno della migrazione.
Le 5 migliori alternative a VMware
DoiT
DoiT non sostituisce l'hypervisor: è il livello operativo che rende la migrazione realmente eseguibile e il nuovo ambiente gestibile sul lungo periodo. Mentre le altre piattaforme di questo elenco richiedono al team di acquisire nuove competenze infrastrutturali, DoiT mette a disposizione Forward Deployed Engineers che lavorano direttamente nell'ambiente del cliente, occupandosi in prima persona di pianificazione della migrazione, esecuzione delle wave, progettazione dei rollback e operations day-2.
Per i team CloudOps che affrontano una migrazione da VMware sotto pressione — un rinnovo contrattuale a 90 giorni, un audit di licenza in corso o un mandato di taglio dei costi entro fine trimestre — il divario operativo tra "abbiamo scelto una piattaforma" e "abbiamo migrato con successo 200 workloads" è esattamente il punto in cui la maggior parte delle migrazioni si arena. DoiT colma questo divario.
Il servizio DoiT CloudOps copre la valutazione dei workloads, l'architettura di migrazione, il mapping delle dipendenze, la pianificazione per wave e la gestione continuativa dei costi cloud dopo il cutover. DoiT Cloud Intelligence porta alla luce gli sprechi nascosti, segnala le risorse inattive e mantiene la spesa prevedibile man mano che l'ambiente evolve. Chi ha lavorato con DoiT la descrive come un'estensione del proprio team, non come un rapporto con un fornitore.
Funzionalità chiave:
- Forward Deployed Engineers operativi direttamente sulla tastiera — non solo advisory
- Valutazione dei workloads e mapping delle dipendenze prima di avviare la migrazione
- Pianificazione della migrazione per wave con strategie di rollback integrate
- Gestione dei costi post-migrazione, right-sizing e ottimizzazione continua tramite DoiT Cloud Intelligence
- Supporto ad AWS, Google Cloud e Azure come target di migrazione
- Competenze FinOps per orientarsi tra programmi di sconto cloud e strategie di commitments dopo la migrazione
Limiti: DoiT è una piattaforma di servizi e software, non un hypervisor self-managed. Chi ha bisogno di una piattaforma di virtualizzazione on-premises pronta all'uso senza servizi gestiti dovrà affiancare a DoiT — o usare in alternativa — una delle piattaforme elencate qui sotto.
Indicato per: team CloudOps che devono abbandonare VMware e vogliono una migrazione eseguita a regola d'arte senza sottrarre per mesi gli ingegneri interni al lavoro di produzione. Ottima scelta anche per chi punta a una spesa cloud prevedibile e a una supervisione esperta dopo la migrazione.
Proxmox VE
Proxmox VE è un hypervisor Type 1 open source basato su Linux KVM e container LXC, gestito tramite un'interfaccia web unificata. È in produzione su scala hosting da anni: OVHcloud, Hetzner e Contabo lo utilizzano su ampie flotte bare-metal. Dopo l'acquisizione da parte di Broadcom, l'adozione è accelerata sensibilmente, con aziende alla ricerca di un'alternativa on-premises priva di rischi sulle licenze.
Il valore di fondo è chiaro: clustering enterprise, alta disponibilità, live migration, integrazione con storage Ceph e backup integrato sono tutti disponibili senza canoni di licenza. Gli abbonamenti opzionali di supporto partono da circa 115 € per CPU all'anno. Nel 2024 Veeam ha aggiunto il supporto a Proxmox, colmando la lacuna più rilevante nell'ecosistema dei backup enterprise.
Funzionalità chiave:
- KVM per la virtualizzazione completa e LXC per workloads container leggeri in un'unica piattaforma
- Clustering integrato (fino a 32 nodi), HA con failover automatico e live migration — senza appliance di gestione separata
- Integrazione nativa con Ceph per lo storage iperconvergente; supporto a ZFS per lo storage locale
- API REST completa, provider Terraform maturo e integrazione Ansible per flussi infrastructure-as-code
- Stack SDN (VXLAN, BGP EVPN) integrato nella piattaforma dalla versione 8.1
- Import diretto di VMDK e OVA da ambienti VMware via interfaccia web o CLI
Limiti: Proxmox ha un ecosistema di certificazioni di vendor terzi più ridotto rispetto a VMware. I deployment in alta disponibilità e di storage distribuito richiedono solide competenze Linux: progettazione del quorum, tuning di Ceph e network bonding vanno pianificati con attenzione. Senza competenze Linux interne, la curva operativa è più ripida rispetto a una piattaforma commerciale.
Indicato per: team CloudOps attenti ai costi, con personale competente su Linux e workloads on-premises. Ottima scelta per provider di hosting, PMI e team che vogliono flussi infrastructure-as-code senza l'aggravio delle licenze per VM.
Microsoft Hyper-V
Hyper-V è un hypervisor Type 1 integrato in Windows Server. Per le organizzazioni già standardizzate sullo stack Microsoft — Active Directory, System Center, SQL Server, Azure — è la via di minor resistenza per abbandonare VMware. L'hypervisor è incluso nella licenza di Windows Server e Azure Stack HCI estende il modello ai deployment iperconvergenti con un'integrazione più stretta con Azure.
Il vantaggio concreto è la familiarità. Chi già gestisce workloads su Windows Server non deve imparare un nuovo modello di gestione. System Center Virtual Machine Manager offre una gestione centralizzata in stile VMware. E per chi adotta una strategia di cloud ibrido incentrata su Azure, Azure Stack HCI offre una presenza on-premises gestita dal portale Azure.
Funzionalità chiave:
- Incluso con Windows Server — nessuna licenza separata per l'hypervisor per chi già usa Windows Server
- Integrazione nativa con Active Directory, SCVMM e Azure Arc per la gestione ibrida
- Live Migration, Storage Migration e Hyper-V Replica per il disaster recovery
- Azure Stack HCI offre un percorso iperconvergente con gestione e fatturazione native su Azure
- Certificazioni di conformità solide per ambienti regolamentati (FIPS, FedRAMP tramite Azure)
Limiti: il ritmo di innovazione di Hyper-V è rallentato man mano che lo sviluppo Microsoft si è spostato su Azure. Manca un supporto di prima classe per i workflow dei container Linux e per l'orchestrazione API-driven al livello che oggi ci si aspetta dai moderni workloads cloud-native. Azure Stack HCI richiede una connettività Azure continua per fatturazione e gestione. Per chi punta su container e microservizi, Hyper-V potrebbe non offrire margini sufficienti.
Indicato per: ambienti CloudOps a forte impronta Windows con solide competenze Microsoft interne. Particolarmente adatto a chi sta attuando una strategia di cloud ibrido incentrata su Azure o a organizzazioni con requisiti di conformità coperti al meglio dallo stack di certificazioni Microsoft.
Nutanix AHV
Nutanix AHV (Acropolis Hypervisor) è l'hypervisor integrato in tutta l'infrastruttura iperconvergente Nutanix. Sotto il cofano AHV usa KVM, ma viene gestito interamente tramite Nutanix Prism: un'unica interfaccia per compute, storage, networking, ciclo di vita delle VM e capacity planning. Non esiste una licenza separata per l'hypervisor: è incluso nel costo della piattaforma Nutanix.
Il vero elemento distintivo è il modello operativo. Gli aggiornamenti sono automatizzati e non disruptive. Lo storage è software-defined e non richiede una SAN separata. Nutanix Move offre uno strumento di migrazione VMware-to-AHV progettato appositamente, che gestisce la conversione delle VM con tempi di fermo minimi. L'NPS medio di Nutanix superiore a 90 negli ultimi 10 anni riflette una base clienti generalmente soddisfatta della semplicità operativa della piattaforma rispetto a VMware.
Funzionalità chiave:
- AHV incluso senza costi aggiuntivi nelle licenze dell'infrastruttura Nutanix
- Prism Central offre una gestione single-pane sui cluster: compute, storage, networking e operazioni sulle VM
- Aggiornamenti non disruptive con un solo clic sull'intero stack
- Nutanix Flow per la microsegmentazione (funzionalità equivalente a NSX)
- Nutanix Move per la migrazione da VMware con conversione automatizzata delle VM e tempi di fermo minimi
- HA, snapshot, replica e disaster recovery integrati senza licenze aggiuntive
Limiti: adottare AHV significa adottare l'ecosistema Nutanix. AHV non è disponibile come prodotto standalone e fabric di storage, piano di gestione e hypervisor sono strettamente accoppiati. Per chi vuole flessibilità modulare o desidera preservare un investimento già fatto nello storage, questo accoppiamento è un vincolo. Nutanix è inoltre un prodotto commerciale premium: i risparmi rispetto a VMware dipendono molto dalla spesa VMware attuale e dalle scelte di deployment.
Indicato per: aziende in cerca di un sostituto like-for-like di VMware con un solido supporto del vendor, operazioni HCI semplificate e un percorso di migrazione consolidato. Ottima scelta per grandi data center, deployment VDI e organizzazioni disposte a standardizzarsi su uno stack di un singolo vendor in cambio della semplicità operativa.
OpenStack
OpenStack è una piattaforma cloud open source che offre servizi di compute, storage, networking e identity tramite API e un dashboard. È sviluppata e mantenuta dalla OpenInfra Foundation, con oltre 40 milioni di core in esecuzione a livello globale. Red Hat, Mirantis e Canonical offrono distribuzioni supportate per chi vuole unire la flessibilità di OpenStack a un supporto commerciale.
OpenStack permette a un team infrastrutturale di grandi dimensioni di costruire un ambiente di cloud privato all'altezza del cloud pubblico: topologie di rete personalizzate, multi-tenancy su larga scala, provisioning API-driven completo e integrazione con qualsiasi backend di storage e hardware già presente in azienda.
Funzionalità chiave:
- Set completo di funzionalità di cloud privato: compute (Nova), object storage (Swift), block storage (Cinder), networking (Neutron), identity (Keystone) e orchestrazione (Heat)
- Architettura API-first — ogni operazione è scriptabile e automatizzabile
- Nessun vendor lock-in su hardware o hypervisor; supporta KVM, Xen e altri
- Ampiamente utilizzato in ambito telco, pubblica amministrazione e ricerca su larga scala, dove sovranità del dato e personalizzazione spinta sono requisiti irrinunciabili
- Cadenza di release semestrale; la versione attuale è OpenStack 2026.1
Limiti: OpenStack è di gran lunga la piattaforma più complessa di questo elenco. Anche un deployment di piccole dimensioni può richiedere mesi per stabilizzarsi. Manutenzione continua, aggiornamenti e debug dei servizi richiedono competenze approfondite di ingegneria dell'infrastruttura cloud. Non è un sostituto pronto all'uso di VMware per i team CloudOps di fascia media.
Indicato per: grandi aziende, enti pubblici e provider telco con team dedicati di ingegneria infrastrutturale che necessitano di un livello IaaS completamente personalizzabile. Ottima scelta nei contesti in cui sovranità del dato, requisiti normativi o personalizzazione spinta rendono inadatti il cloud pubblico o le piattaforme HCI commerciali.
Quali sono le caratteristiche principali da cercare in un'alternativa a VMware?
Gestione dell'hypervisor e continuità operativa
Il punto di partenza per qualsiasi sostituto di VMware è poter eseguire gli stessi workloads con la stessa continuità operativa: live migration senza downtime, alta disponibilità con failover automatico, gestione centralizzata su più host e controllo degli accessi basato sui ruoli.
Tutte e cinque le piattaforme di questo elenco soddisfano il livello minimo in termini di capacità dell'hypervisor. La differenza sta nell'esperienza di gestione e nel carico operativo necessario per mantenerla. Prism di Nutanix AHV e l'interfaccia web di Proxmox offrono entrambe una gestione centralizzata senza appliance dedicata. OpenStack richiede di assemblare lo stack di gestione da più componenti. SCVMM di Hyper-V è funzionale ma richiede un investimento in Windows Server e ha una curva di apprendimento più ripida per chi non è già nell'ecosistema Microsoft.
Sbagliare su questo aspetto non significa avere una funzionalità mancante: significa downtime non pianificati durante un evento di produzione critico. Prima di affidare i propri workloads a una piattaforma, verifica come gestisce il guasto di un nodo, il guasto dello storage e il percorso di aggiornamento.
La guida di DoiT alle funzionalità delle piattaforme di cloud management illustra cosa cercare nel livello operativo, ben oltre la pura capacità dell'hypervisor.
Integrazione dello storage e gestione delle policy
vSAN di VMware offre storage software-defined con gestione policy-driven: si definiscono le policy a livello di VM e vSAN si occupa automaticamente di posizionamento, replica e tolleranza ai guasti. Rinunciare a questa capacità significa accettare una gestione manuale dello storage oppure trovare una piattaforma che la sostituisca.
Proxmox ha un'integrazione nativa con Ceph, che fornisce storage distribuito con replica configurabile tra i nodi del cluster. Il Distributed Storage Fabric di Nutanix è l'equivalente funzionale più vicino a vSAN: software-defined, policy-driven e profondamente integrato con il piano di gestione. Hyper-V si appoggia alle funzionalità di storage di Windows Server negli scenari HCI. Cinder di OpenStack offre block storage con diverse opzioni di backend, ma la complessità di integrazione rispecchia il profilo operativo complessivo di OpenStack.
Per i team che, nel corso della migrazione, si spostano verso workloads cloud-native, le policy di storage migrano sulle primitive di cloud storage. I Forward Deployed Engineers di DoiT aiutano a progettare l'architettura di storage giusta sia per l'ambiente target della migrazione sia per lo stato finale.
Virtualizzazione di rete e microsegmentazione
VMware NSX fornisce virtualizzazione di rete e microsegmentazione: la capacità di definire e applicare policy di rete a livello di workload, indipendentemente dalla topologia fisica. È una delle funzionalità più spesso sottovalutate quando si valutano alternative che si limitano a replicare le funzioni hypervisor di base di vSphere.
Nutanix Flow offre una microsegmentazione equivalente a NSX, integrata in Prism. Proxmox ha uno stack SDN valido (VXLAN, BGP EVPN) integrato dalla versione 8.1, anche se richiede più configurazione manuale rispetto a NSX o Flow. Neutron di OpenStack offre una virtualizzazione di rete completa, ma contribuisce alla complessità complessiva del deployment. Il virtual switch di Hyper-V è sufficiente per l'isolamento di rete di base, ma manca della microsegmentazione policy-driven che NSX offre senza ricorrere a ulteriori strumenti Azure.
I team con requisiti stringenti di segmentazione di rete devono mappare le policy NSX sull'equivalente della piattaforma scelta prima dell'avvio della migrazione, non dopo. Il divario tra "abbiamo un livello di virtualizzazione di rete" e "la nostra postura di sicurezza è invariata dopo la migrazione" è il punto in cui si accumula il rischio di conformità.
Pianificazione della migrazione e continuità operativa
Valutare la piattaforma è la parte più semplice di una migrazione da VMware. La parte difficile è l'esecuzione: spostare i workloads senza fermare la produzione, mantenere la postura di conformità durante la transizione e garantire la stabilità operativa del nuovo ambiente prima di dismettere quello vecchio.
La maggior parte delle migrazioni non fallisce perché il team ha scelto la piattaforma sbagliata, ma perché la migrazione è stata pianificata in modo troppo aggressivo, le dipendenze non sono state mappate prima dello spostamento dei workloads, le strategie di rollback non sono state testate e le operations day-2 non sono state presidiate adeguatamente durante la transizione.
Un approccio strutturato alla migrazione si articola in quattro fasi:
- Valutazione dei workloads: inventariare tutte le VM, documentare i requisiti di risorse, mappare le dipendenze applicative e individuare i workloads che non tollerano downtime. La valutazione determina la sequenza delle wave: quali workloads spostare per primi, quali per ultimi e quali richiedono una gestione speciale.
- Pianificazione delle wave: raggruppare i workloads in wave di migrazione in base a criticità, dipendenze e complessità di rollback. I workloads isolati e a basso rischio finiscono nelle prime wave per validare l'ambiente di destinazione.
- Strategia di rollback: ogni wave deve avere un piano di rollback testato prima di partire. Cosa innesca un rollback? Qual è l'RTO massimo accettabile in caso di fallimento di una wave? Sono decisioni da prendere prima dell'avvio della migrazione, non durante un disservizio.
- Operations day-2: il nuovo ambiente necessita di monitoring, alerting, gestione dei costi e runbook operativi sin dal primo giorno dopo il cutover. I team che investono tutta la propria capacità nella migrazione e nulla nella messa a regime del nuovo ambiente si ritrovano con una migrazione stabile e una piattaforma di produzione senza presidio.
I Forward Deployed Engineers di DoiT portano competenze hands-on in tutte e quattro le fasi. Invece di consegnare al team CloudOps un piano di migrazione e farsi da parte, gli ingegneri DoiT lavorano direttamente nell'ambiente: costruiscono gli strumenti di valutazione, progettano il piano delle wave, eseguono le migrazioni e stabiliscono la baseline operativa nel nuovo ambiente. Per chi sposta workloads su AWS, Google Cloud o Azure, DoiT copre anche la modernizzazione delle applicazioni legacy in parallelo alla migrazione dell'infrastruttura.
Per farsi un'idea di come si presenti un ambiente multi-cloud ben progettato dopo la migrazione, il lavoro di DoiT su Kubernetes multi-cloud con Anthos e AWS descrive il modello operativo a cui molti team puntano dopo aver lasciato VMware.
Scegli l'alternativa a VMware giusta per il tuo ambiente CloudOps
L'acquisizione da parte di Broadcom non ha cambiato soltanto i prezzi di VMware: ha cambiato il profilo di rischio legato alla dipendenza da un singolo vendor per l'infrastruttura core. I team CloudOps che restano su VMware si ritrovano oggi vincolati a condizioni di abbonamento, esposizione ad audit e penali di rinnovo che due anni fa non esistevano. Chi si muove ha opzioni concrete, ma la migrazione comporta rischi operativi se non viene eseguita con cura.
La piattaforma giusta dipende dall'obiettivo che si vuole ottimizzare:
- Per la massima riduzione dei costi sui workloads on-premises, se in casa ci sono competenze Linux, Proxmox VE offre il miglior rapporto funzionalità/costo.
- Se l'ambiente è a forte impronta Microsoft e la strategia cloud passa da Azure, Hyper-V / Azure Stack HCI è la via di minor attrito.
- Per un sostituto commerciale di VMware con solido supporto del vendor e una toolchain di migrazione collaudata, Nutanix AHV è l'opzione like-for-like più vicina.
- Se si dispone di un grande team dedicato all'infrastruttura e serve il pieno controllo su ogni livello del cloud privato, OpenStack offre la massima flessibilità.
- Se la migrazione va eseguita correttamente sotto pressione temporale e si vuole una spesa cloud prevedibile dopo il cutover, DoiT colma il divario tra la scelta della piattaforma e la realtà operativa.
Le alternative a VMware a colpo d'occhio
| Piattaforma | Modello di costo | Complessità operativa | Caso d'uso ideale |
|---|---|---|---|
| DoiT | Servizio gestito + piattaforma software | Bassa per il tuo team — la complessità la gestisce DoiT | Team che necessitano di migrazione guidata da esperti e CloudOps continui |
| Proxmox VE | Gratuito; supporto opzionale a partire da ~115 €/CPU/anno | Media — richiede competenze su Linux e Ceph | Team on-prem orientati ai costi con competenze Linux |
| Microsoft Hyper-V | Incluso con Windows Server; abbonamento Azure Stack HCI | Media — familiare per i team Windows, limitato sul cloud-native | Ambienti a forte impronta Windows orientati al cloud ibrido Azure |
| Nutanix AHV | Incluso con l'HCI Nutanix; prezzi premium | Medio-bassa — operazioni semplificate, full-stack commitment | Team enterprise in cerca di un sostituto like-for-like di VMware |
| OpenStack | Gratuito; distribuzioni commerciali da Red Hat, Canonical | Alta — richiede un team dedicato all'infrastruttura | Grandi organizzazioni con requisiti di sovranità o personalizzazione |
Ogni mese di ritardo nell'avviare la valutazione di una migrazione è un mese di costi di licenza VMware più alti. Le organizzazioni che hanno iniziato la valutazione a inizio 2024 stanno completando le migrazioni nel 2025 al proprio ritmo. Chi aspetta che sia la pressione del rinnovo a imporre la scelta la prenderà sotto stress — il che aumenta la probabilità di una scelta di piattaforma inadeguata o di una migrazione affrettata.
Scopri come DoiT aiuta i team CloudOps a lasciare VMware senza scambiare il rompicapo delle licenze Broadcom con una piattaforma che il team non può permettersi di gestire. Parla con un ingegnere DoiT per fare il punto sull'ambiente attuale.