Che debba migrare tra piattaforme o portare i workloads in cloud, le serve un piano solido. Le indichiamo i passaggi giusti per trarre più valore di business dalla sua cloud migration.

Una cloud migration di successo nasce da un piano ben pensato e ben supportato.
Portare i workloads in cloud o spostarli tra piattaforme cloud può essere impegnativo e solleva dubbi su downtime, perimetro del progetto e sicurezza di dati e workloads. Si stima che, nei prossimi tre anni, le aziende sprecheranno circa 100 miliardi di dollari in spese di migrazione. Una pianificazione e un supporto adeguati, però, rendono il processo più efficiente e generano più valore per il business.
In DoiT abbiamo aiutato centinaia di aziende a ottimizzare la propria esperienza in cloud. Ecco i passaggi che le consigliamo per la sua cloud migration.
Stabilisca gli obiettivi
La gran parte delle aziende è ormai in cloud, ma non vi esegue tutto e la scelta del cloud non resta immutata nel tempo. Molte continuano a far girare workloads on-premises e in data center in colocation, e le strategie infrastrutturali integreranno sempre più on-premises, colocation, cloud ed edge.
Si prevede che il mercato globale del cloud computing raggiungerà i 947,3 miliardi di dollari entro il 2026: segno che la cloud migration resterà una strategia chiave per chi vuole ottimizzare costi, prestazioni e sicurezza. E i provider cloud rispondono con nuove modalità per cogliere la promessa del cloud per chi sposta dati e applicazioni in cloud o tra piattaforme.
La cloud migration non è una bacchetta magica. Prima di tutto deve capire cosa comporta e quali vantaggi può trarne la sua azienda spostando i workloads. La migrazione diventa davvero trasformativa solo quando individua il valore di business da generare e ottiene il pieno coinvolgimento del management.
A partire dai suoi obiettivi di business, definisca KPI che la aiutino a delineare come dovrà essere una cloud migration di successo. Questi valori misurabili guideranno la scelta delle applicazioni da spostare, il tipo di ambiente cloud necessario e la fisionomia dell'infrastruttura ideale.
Definisca il perimetro del progetto
Una volta chiariti gli obiettivi della cloud migration, deve fissare i parametri di svolgimento del progetto: quando partirà, chi sarà coinvolto e come verrà gestito. Un nodo centrale di questa fase di scoping è decidere cosa migrare. Serve quindi una valutazione approfondita delle applicazioni per capire quali, una volta spostate in cloud o su un cloud diverso, porterebbero più valore al business.
Le applicazioni rivolte all'esterno, con carico variabile e respiro globale, sono buone candidate per il public cloud. Altre possono risultare troppo difficili o rischiose da migrare, oppure non offrire un ritorno sull'investimento accettabile. Una valutazione incompleta dei workloads da migrare porta a definire male i requisiti, con possibile scope creep a valle.
Una valutazione lacunosa può anche generare colli di bottiglia se le interdipendenze tra i sistemi coinvolti non vengono individuate e gestite. Senza una mappatura accurata, un ordine o un raggruppamento sbagliato delle migrazioni applicative può causare problemi di prestazioni di rete e ritardi che dilatano i tempi. Le aziende possono evitare questi problemi affidandosi a un partner di migrazione esperto che orienti le scelte di scoping.
Faccia un audit delle competenze
Definiti obiettivi e parametri della cloud migration, deve valutare la propria capacità di portare a termine il progetto. È in questo momento che potrebbe accorgersi di non avere internamente le competenze per completare la migrazione con successo.
Una soluzione è formare e far crescere le persone già in azienda perché possano pianificare e realizzare la migrazione. È un percorso che assorbe tempo e risorse, ma rappresenta un valido completamento al recruiting attivo in un mercato del lavoro teso e sempre più affamato di competenze cloud.
Se upskilling e recruiting non sono praticabili, un partner di servizi cloud può accompagnarla nel processo. In quanto esperti del settore, sapranno indicarle le soluzioni più adatte per raggiungere i suoi obiettivi di migrazione.
Potrebbe avere sviluppatori altamente qualificati che già usano containerizzazione e microservizi per progettare applicazioni in chiave cloud-native. Per spostare i workloads dai data center al cloud serve loro soltanto una guida e un supporto mirato. I nostri senior cloud architect possono fornire questo affiancamento con workshop specialistici e consulenza, mentre lei completa autonomamente la migrazione verso AWS o Google Cloud.
Scelga l'approccio di migrazione
Le competenze su cui può contare determinano in gran parte l'approccio di migrazione da adottare. Con competenze o accesso al codice sorgente limitati, l'opzione più realistica è il rehosting. Detto anche lift-and-shift, consiste nel ridistribuire dati e applicazioni così come sono da un ambiente IT a un altro: dai data center al cloud o da una piattaforma cloud a un'altra.
Le alternative al rehosting, via via più complesse, sono il refactoring, la revisione, la sostituzione e la ricostruzione dei workloads. Il refactoring richiede modifiche piuttosto contenute al codice sorgente per ottimizzare un workload; la ricostruzione, invece, comporta una ricreazione completa. Approcci diversi possono coesistere per workloads o casi d'uso differenti, ma tutto il resto del piano di migrazione dipenderà dalla scelta di fondo.
Se ha scelto di lavorare con un partner cloud, sarà lui a suggerirle l'approccio migliore per le sue esigenze e i suoi obiettivi. Individuato l'approccio giusto, potrà stimare i costi, scegliere l'ambiente cloud e il modello di deployment più adatti e selezionare il vendor cloud più allineato alle sue necessità.
Affini il piano di migrazione
Un piano su misura per il suo progetto parte da una checklist di ciò che deve essere pronto prima di iniziare: un'architettura cloud validata, in grado di ospitare i workloads, e una scaletta di priorità che tenga conto delle dipendenze.
Potrà poi delineare i passaggi della migrazione vera e propria, dalla comunicazione agli utenti fino ai piani di contingenza come rollback e recovery. Tenga ben presente l'ordine in cui i vari elementi saranno migrati e messi in produzione e come gestirà altre attività o rilasci in parallelo.
Esegua il deployment della soluzione
È il momento di migrare. Per partire con il piede giusto, testi e validi il processo di migrazione con largo anticipo. Un go-live di prova fa emergere eventuali criticità e dà un'idea dei tempi reali. La sua strategia sarà pensata per ridurre al minimo il downtime, ma il go-live può richiedere parecchio tempo, soprattutto con più applicazioni e grandi volumi di dati. Quando tutto sarà in produzione, verifichi a fondo funzionalità e prestazioni dei workloads.
Cresca con un partner
Concluso con successo il progetto di migrazione, deve pianificarne il futuro. I vendor cloud hanno fatto sforzi enormi per semplificare e snellire la migrazione verso le infrastrutture cloud, ma le differenze tra i vari ambienti incideranno sui suoi piani di scaling, ottimizzazione e iterazione. Per sfruttare davvero il cloud e generare valore di business le serve una conoscenza approfondita di risorse, servizi, struttura dei costi e processi del cloud provider di riferimento.
Far crescere il business e stare al passo con l'evoluzione costante del cloud, allo stesso tempo, non è semplice. Ecco perché ha senso appoggiarsi a un team esterno di esperti cloud dedicati. Con un partner come DoiT, accede a un portfolio tecnologico intelligente e a un supporto illimitato per le sue specifiche esigenze cloud, senza costi aggiuntivi.