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Come capire quando è il momento di passare al cloud

By DoiTAug 30, 20227 min read

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Che si tratti di rinnovare l'infrastruttura IT o di rilanciare l'innovazione, scopra come riconoscere i segnali che indicano che è il momento di avviare o accelerare la sua cloud migration.

Sei segnali che è ora di portare i workloads sul cloud pubblico

Il cloud è diventato una delle principali piattaforme tecnologiche per le aziende in cerca di un vantaggio competitivo, ma pone scelte tutt'altro che semplici a chi guida l'azienda. Tra i sostenitori del cloud che predicano dipartimenti IT ridotti all'osso e un approccio cloud-first per qualsiasi cosa, è facile perdere la bussola su come affrontare una cloud migration.

Adottare una strategia di cloud migration aggressiva ma priva di una pianificazione adeguata rischia di riproporle gli stessi problemi di costi, rischi e criticità che il cloud avrebbe dovuto risolvere. Il cloud non è una bacchetta magica e i decision maker devono sapere come sfruttarne il potenziale, a partire dal capire quando ha davvero senso migrare. A questo scopo è utile imparare a riconoscere alcuni segnali che possono indicare che è arrivato il momento di portare i suoi workloads nel cloud.

È il momento di sostituire l'hardware

Se ha appena acquistato nuovo hardware, difficilmente avrà fretta di trasferire l'infrastruttura IT nel cloud. Ma se le sue apparecchiature hanno tre o più anni, è il momento ideale per investire in una cloud migration anziché in nuovi server, soprattutto se la capacità attuale dei server fatica a stare al passo con la crescita del business. Acquistare ulteriore infrastruttura server non è una soluzione di scaling efficiente, mentre la migrazione al cloud le permette di scalare verso l'alto o verso il basso quasi in tempo reale, in base alle esigenze e senza sovradimensionare le risorse.

La maggior parte dei server ha una vita utile di tre-cinque anni, a seconda di manutenzione e aggiornamenti, e nella maggior parte dei casi sostituire l'hardware obsoleto con costosi server interni ha poco senso dal punto di vista economico. I server fisici non sono solo costosi da acquistare: sono anche onerosi e impegnativi da mantenere, soprattutto con il passare del tempo.

Se utilizza un data center per raccogliere, archiviare ed elaborare i dati, controlli la data di rinnovo del contratto. I contratti dei data center scadono in genere dopo tre anni e il momento del rinnovo è un'occasione ideale per valutare i potenziali risparmi derivanti dallo spostamento di archiviazione ed elaborazione sul cloud pubblico.

I budget IT sono sotto pressione

I costi IT continuano a crescere, ma non dover acquistare, gestire e mantenere hardware in-house è uno dei modi in cui il cloud le permette di far rendere di più il budget IT. Risparmia anche eliminando il tempo che il team DevOps e l'amministratore di sistema dedicano ai backup e alle altre attività in gran parte manuali tipiche dell'infrastruttura on-premises, così possono investire il proprio tempo in modo più produttivo, su progetti che porteranno valore ai suoi clienti.

I cloud provider offrono un modello pay-as-you-go: paga solo per la potenza di calcolo che effettivamente utilizza.

Allora perché tante aziende sforano i propri budget cloud? Considerando che una ricerca di Couchbase rivela come le aziende spendano nel cloud il 35% in più del previsto, è fondamentale comprendere il modello finanziario Opex (operating expenditure) che si applica al cloud. Senza una visibilità adeguata su dove si concentra la spesa e su come allinearla ai piani di sconto dei cloud provider, è facile sforare il budget in modo significativo.

Adottare un approccio FinOps aiuta a diffondere una cultura di ottimizzazione dei costi cloud in tutta l'organizzazione. E una soluzione come Flexsave di DoiT le permette di trarre il massimo beneficio dai piani di sconto dei cloud provider: monitora costantemente l'utilizzo on-demand del cloud per individuare in modo automatico e intelligente le opportunità di applicare sconti ai workloads, sfruttando i commitments e i Savings Plans già attivi presso i cloud provider.

La gestione della capacità è diventata un problema

I picchi e i cali di capacità sono da sempre un grattacapo per i responsabili IT. Investire in capacità aggiuntiva per assorbire i picchi stagionali di domanda la mette al riparo da carenze di spazio di archiviazione, memoria o capacità di calcolo nei momenti chiave, ma le lascia sulle spalle il costo di acquistare e mantenere quella capacità tutto l'anno, anche quando non serve.

Portando i workloads sul cloud pubblico ottiene capacità aggiuntiva quando serve e può ridurla con la stessa rapidità. Il cloud offre una scalabilità flessibile per le applicazioni con domanda variabile ed elimina il problema di pianificare e provisioning della capacità, per non parlare del costo del sovradimensionamento.

Vuole rafforzare la sicurezza

I leader aziendali tendono a essere cauti nei confronti del cloud perché richiede un approccio alla sicurezza diverso da quello a cui sono abituati. Controlli e pratiche come i tradizionali sistemi di Intrusion Detection and Prevention sono nati per ambienti on-premises e non funzionano nel cloud, che si fonda invece su soluzioni software profondamente integrate. Una cautela del tutto naturale non deve però oscurare i notevoli punti di forza della sicurezza nel cloud, in particolare il fatto che alleggerisce sensibilmente il peso della sicurezza sulle spalle dell'organizzazione.

Una volta che i decision maker accettano il modello di responsabilità condivisa della sicurezza cloud, i benefici diventano evidenti: il suo cloud provider protegge l'infrastruttura cloud, quindi può contare sulle sue ingenti risorse per garantire la sicurezza di tutto l'hardware, il software, la rete e le strutture che fanno funzionare i servizi cloud che utilizza.

Nel cloud i flussi di governance e di allineamento sono più agili e continui e coinvolgono una platea di stakeholder più ampia rispetto alle tradizionali pratiche di governance on-premises. Le soluzioni automatizzate per governance e compliance, inoltre, semplificano il deployment delle applicazioni nel cloud, riducendo i rischi e semplificando l'architettura.

Vuole rilasciare applicazioni innovative, più velocemente

Consentire alle organizzazioni di aggregare enormi volumi di dati per quelle analisi sofisticate che danno vita a prodotti e servizi nuovi e migliorati è solo uno dei modi in cui la tecnologia cloud offre un vantaggio competitivo. Agilità di business e capacità di sviluppare nuove soluzioni intelligenti per i clienti e per i processi interni sono senza dubbio tra i premi in palio di una cloud migration di successo, ma l'investimento nel cloud deve essere all'altezza dell'ambizione di questi obiettivi di innovazione.

Le strategie di migrazione ruotano attorno a cinque opzioni: retire, retain, rehost, replatform o refactor delle applicazioni. La più avanzata prevede il refactoring e il re-architecting dei workloads, che vengono ricostruiti adottando una visione cloud-centrica dello stack applicativo. Tipicamente spinto da una forte esigenza di business di scalare o di migliorare funzionalità e prestazioni, questo approccio valorizza l'uso di funzionalità cloud-native che semplicemente non sono disponibili nell'ambiente attuale dell'applicazione.

È il pattern di migrazione più oneroso, ma offre anche i risultati migliori per le aziende che vogliono passare da un'architettura monolitica a un'architettura orientata ai servizi (o serverless), guadagnando in agilità e business continuity.

Le organizzazioni devono allineare la propria strategia di innovazione cloud agli obiettivi di business futuri, assumendo decisioni finanziarie e tecniche che abilitino lo sviluppo di soluzioni sicure e data-driven nel cloud. Per estrarre il massimo valore da questa strategia serve un approccio misurato, che tenga insieme considerazioni di business, tecniche e finanziarie.

La leadership sostiene la cloud migration

Le aziende che riescono a migrare nel cloud più del 60% della spesa di IT-hosting entro la data prevista hanno il 32% di probabilità in più rispetto alle altre di avere il CEO come sponsor attivo. Quando il CEO porta avanti la causa dell'adozione del cloud definendo una strategia top-down e comunicandola all'intera azienda, i dipendenti percepiscono che la strategia cloud ha il sostegno di tutta l'organizzazione.

Senza l'avallo della leadership, qualsiasi iniziativa cloud rilevante è destinata a fallire. La trasformazione richiesta non è solo di business e tecnologica, ma anche culturale e filosofica: serve quindi una sponsorship attiva, dall'alto verso il basso.

A chi rivolgersi quando è il momento di migrare

La cloud migration va sempre vista come un mezzo per raggiungere i suoi obiettivi di business, mai come un fine in sé. Spostare semplicemente i workloads nel cloud non porterà di per sé maggiore efficienza di costi o di operations, né abiliterà un'innovazione in grado di battere la concorrenza.

Affrontare le fasi chiave di un programma di cloud migration insieme a un partner cloud esperto le offre invece il massimo potenziale per un'adozione del cloud davvero trasformativa. DoiT International ha conseguito lo stato di competenza Migration Acceleration Program (MAP) all'interno dell'AWS Partner Network ed è inoltre Premier e MSP Partner di Google Cloud.